I 14 stereotipi del calcetto

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Che casino

Che casinò.

Si vince qualcosa?

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CROZZA NELLE SANTE VESTI DI PAPA FRANCESCO

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friedrich dürrenmatt – Il giudice e il suo boia

Si inizia a leggerlo

Chi sa come sarà?

Si comincia…. è breve .

Ma l’autore è impegnativo..

 

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notte!!!!!!!

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Il bacio del Papa al Malato – Toglie il fiato – Per stomaci forti

 

Bel commento di Repubblica

 

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Attenzione

Questo scritto ha carattere temporalesco.

Un po’ piove, un po’ fa freddo.

Il clima non è dei migliori.

Si stava meglio quando si stava peggio.

Ai miei tempi si mangiava pane e cipolla ma non ci si lamentava.

Perchè?

Perchè c’erano ancora le stagioni.

Quelle che non ci sono più.

E le cipolle crescevano tutto l’anno.

Il pane pure.

Sognavo il purè.

Ma quello arrivava il giorno della festa.

A Natale, Pasqua e quando c’erano i compleanni.

Beati loro.

Io gli anni non li compivo.

Era dura ma io ci sono ancora.

Loro sono morti tutti.

Io sono ancora qui.

A 102 anni.

Anni che ho contato.

Di nascosto.

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notte

notte.

mi aspettano 6 ore di sonno….

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Post 101

Juventus – Real Madrid

E’ finita 2 a 2 …

Meritava la Juve.

Ma loro sono nettamente più forti.

Ghè nient de fà.

 

Ah, notte!!

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Santo del Giorno – San Carlo Borromeo

CRONACA

SANTO DEL GIORNO/ Il 4 novembre si festeggia San

Carlo Borromeo (mio onomastico….. 🙂 )

 

Il 4 novembre si festeggia il ricordo di San Carlo Borromeo, nato nella Rocca della nobile e conosciuta

famiglia nel 1 538 (erano padroni del Lago Maggiore), secondogenito del conte Giberto, tonsurato a dodici anni. Già da piccolo dimostra eccellenti doti di apprendimento nelle scuole di Pavia, da cui v a via per trasferirsi a Roma. In questa città Carlo viene nominato cardinale da papa Pio IV in persona (che èanche suo zio) quando ha solo ventidue anni di età. Durante la sua permanenza nella capitale, il futuro santo fonda l’accademia delle Notti Vaticane. Nel corso del 1 562 la famiglia entra in lutto a causa della morte del fratello maggiore di Carlo, il quale potrebbe chiedere (ne ha pieno diritto) la secolarizzazione per diventare il nuov o capofamiglia, con tutti i pro che ne sarebbero deriv ati. Carlo però vuole continuare nella sua carriera ecclesiastica, da portare avanti con fede e impegno e all’insegna dell’umiltà e della povertà. Carlo partecipa, in qualità di cardinale, al Concilio di Trento, che avviene nel 1 563. In questa occasione, in concomitanza con la sua nomina a vescov o (ha solo 25 anni), viene inviato sulla “Cattedra di Sant’Ambrogio”, a Milano, ovvero una diocesi molto ampia che superav a di

gran lunga i confini della Lombardia oggi conosciuta. Diventa, dunque, vescov o di Milano e di un territorio di una v astità davvero enorme. Vastità che non spaventa assolutamente Carlo, che invece

insiste molto affinché possa percorrerla tutta, in lungo e in largo, in modo da potersi interessare

personalmente delle condizioni in cui viv ono i fedeli e di quelle in cui il clero si sta formando sotto le sue

direttive. In questa v asta e sterminata area che cadev a sotto la sua giurisprudenza fa sorgere ospedali,

ospizi per poveri e seminari. Dona tutti gli averi di famiglia ai poveri ma, soprattutto, difende le

strutture ecclesiastiche da lui stesso fondate dalle intollerabili e ingiustificate ingerenze portate av anti

dai potentati locali e dai signorotti di Milano.Il pugno fermo con cui governa i suoi conventi gli procura

però alcune antipatie. Un frate che non riesce a mandar giù questa severità che caratterizza l’azione di

Carlo decide un giorno di risolvere alla radice il problema. Si arma dunque di archibugio e, aspettando

vigliaccamente che il futuro santo si appartasse nella sua cappella per pregare, gli spara contro. Per

fortuna di tutti il proiettile non lo colpisce, e v a a ficcarsi nella cappamagna cardinalizia. Quando nel

1 57 6 scoppia una violenta epidemia di peste, il vescov o di Milano non nega a nessuno il proprio aiuto.

Carlo è anzi in prima linea nell’assistenza delle persone che hanno contratto il morbo, e di queste riesce a

salv arne la maggior parte.Queste gesta, considerate insieme a tutta la fatica fatta dal cardinale Carlo

per migliorare l’operato dei suoi conventi e delle opere pie, lo fa diventare, agli occhi dei religiosi di tutta

Italia, un modello da seguire a tutti i costi. 

Nel resto della sua purtroppo non troppo lunga vita, si adopera in prima persona e con tutte le sue forze

per fare in modo che nascano quante più fondazioni e istituti. E proprio per questo suo impegno Carlo

diventerà il santo patrono dei vescovi e dei catechisti. Il suo impegno però gli impedisce di avere cura

per se stesso e per la sua salute. Si ammala così di continue febbri che però non gli impediscono di lasciare quelli che considera i suoi compiti. Nonostante la sofferenza, dunque, continua con le sue visite pastorali. E tutto questo avviene mettendo in secondo piano le sue esigenze. Continua dunque a seguire in prima persona le fondazioni da lui create. Le quali, secondo la v olontà di Carlo, continuano ad operare seguendo una sola parola (che poi è il suo motto): “Humilitas”. Carlo muore il 3 novembre del 1 584, a

soli 46 anni di vita

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